
FAMIGLIA TEDESCHI
L’Associazione Sociale e Culturale “G. Tedeschi” nasce circa due anni fa dalla volonta di onorare la figura di Giuseppe Tedeschi, sacerdote salesiano nato a Jelsi nel 1934 e ucciso in Argentina il 2 febbraio 1976 dai militari dopo il colpo di stato del generale Vileda. Padre Tedeschi ha dedicato la sua vita a lottare per il riscatto di quanti non erano in grado di contrastare i potenti e i sopraffattori con l’obiettivo di abbattere le barriere della disuguaglianza, dell’ingiustizia e della miseria. E in continuita con questi insegnamenti, l’Associazione persegue la finalita di aiutare i soggetti svantaggiati, sostenere l’inclusione sociale, combattere la marginalita e promuovere la cultura dell’accoglienza, della tolleranza e della solidarieta.
Giuseppe Tedeschi nacque a Jelsi il 3 marzo 1934 e nel 1950, sedicenne, parti con la madre Maria Grazia Passarelli e quattro fratelli, minori di lui: Enea Antonio, Renzo, Americo Michele e Filippo, di meno di un anno, per raggiungere il Luigi, emigrato un anno prima in l’Argentina. Nel 1954, la famiglia Tedeschi si sposto ad Avellaneda.Dopo aver sentito la vocazione sacerdotale frequentando l’oratorio dei salesiani nel ’67 fu consacrato sacerdote, nella Chiesa salesiana di Maria Ausiliatrice di Bernal. Fin dai primi mesi rivolse la sua azione verso gli emarginati, verso i baraccati ammucchiati sulla riva del fiume. Dopo una parentesi a Mar del Plata, ritorno in una delle zone piu degradate della grande Buenos Aires, nel quartiere Don Bosco di Guilmes. A contatto con tanta sofferenza sociale e con tanta disperazione umana, egli si convinse che il suo apostolato non poteva essere vissuto parzialmente, con mezze misure, ma richiedeva una scelta completa, una dedizione estrema. Il vivere tra i baraccati come semplice sacerdote, dove per sostenersi lavorava da mobiliere, il suo primo mestiere.
“Queremos agua”, domandiamo l’acqua, gridava in corteo insieme a migliaia di persone alle autorita di Buenos Aires nell’autunno del ’75, i suoi diecimila baraccati avevano solo 18 rubinetti; “queremos agua” cioe almeno altri 40 rubinetti.I rubinetti non arrivarono mai, arrivarono invece le canne dei fucili per sequestrarlo, ma non si arrese, minacciarono allora di uccidere una donna india, Juana, che era in attesa di un bimbo. Juana racconto che quando il capo del commando paramilitare gli premette sulla tempia il mitra lei chiuse gli occhi e senti Giuseppe che diceva: “Lei no, no questo no, prendete me”. Alcuni giorni dopo, nella primavera del ’76, barbaramente assassinato, sfigurato dalle torture, i colpi e le pallottole venne trovato a La Plata. Sabato 2 Febbraio, anniversario della sua morte e giorno in cui la Chiesa cristiana celebra la Festa della Candelora, Padre Tedeschi e stato ricordato come testimone di luce, apostolo delle genti e martire dei poveri e dei disadattati.